Sono il produttore della Full Tilt Poker Academy e grazie a questo lavoro, uno dei più grandi vantaggi è quello di essere sempre in contatto con grandi giocatori. Ora la parte importante è cercare di mettere in pratica questi insegnamenti e le tecniche imparate. Questo almeno è quello che dico a mia moglie ed al mio capo.
Questa estate ho ottenuto dei discreti risultati vincendo un torneo da $500 al Venetian e sono andato a premio un altro paio di volte. Penso di aver giocato un buon poker e soprattutto sono riuscito ad applicare i consigli di gente come Allen Cunningham, Chris Ferguson e tanti altri.
Con questo non voglio assolutamente dire che non ho commesso errori. Per esempio non ero per niente contento del mio modo di giocare una mano alla fine del day 1 del torneo che ho poi vinto. L’ho giocata male però penso aver imparato dai miei errori.
Avevo uno stack di circa 200.000 chips ed i bui erano 1.500/3.000 con 500 di ante. Al momento della mano in questione ci sono due giocatori corti che si trovano alla mia sinistra ed in un paio di occasioni sono andati all in dopo che avevo provato a rubare i bui e dopo 13 ore di gioco, mi stavo stancando.
Poi da early position spillo A cuori – Q picche. Rilancio di 9.000 ed ero già pronto a chiamare l’all-in di uno dei due giocatori corti. Decidono di foldare, come del resto tutti gli altri fino a quando arriviamo al buio ed al controbuio.
Il giocatore di buio è in una fase di rush avendo triplicato le sue chips recentemente. Il controbuio è un ottimo giocatore: gioca chiuso ma in maniera intelligente e non debole. Entrambi chiamano il mio rilancio.
Il flop era ottimo: A fiori – J fiori – T cuori. Avevo legato il mio asso però poteva anche darsi che uno dei miei avversari avesse legato più di me. Il buio fa check ed il controbuio esce puntando 18.000.
A questo punto cercavo di capire il tipo di mano che potesse giustificare questa puntata. Forse stava cercando di chiudere una scala oppure un colore – forse poteva anche avere K fiori – 9 fiori. Poteva anche aver legato una doppia coppia.   Â
La verità era che se stessi pensando in maniera lucida avrei fatto il ragionamento seguente: Jay, potresti essere avanti ma ci sono anche molte mani che mi dominano. Ed anche le mani che batti, non e’ detto che poi sia così avanti La migliore cosa è passare. Non fa niente se ogni tanto subisci un semi-bluff.
Un altro ragionamento, non del tutto corretto, poteva essere questo: la cosa migliore e’ capire come giocare questa mano. Puoi rilanciare e decidere la prossima mossa in base alla reazione del mio avversario davanti alla mia aggressività ed usare questa informazione per fare la scelta migliore. Â
Purtroppo però non sono riuscito ad avere questi pensieri ed ho pensato che passare non era giusto, rilanciare poteva essere rischioso quindi chiamo.
E questo è sbagliato: tutti i ragionamenti ed i pensieri fatti fino a quel momento del torneo sono stati buttati via in un momento cruciale. Ho chiamato perchè non potevo pensare a niente altro. Come era da prevedersi, non ho vinto quella mano ed ho perso numerose chips. Sono stato fortunato a non perderle tutte.
Ripensando a quella situazione nei giorni successivi ho capito che quello non era un errore isolato. Molto spesso mi capita di fare delle chiamate solo perchè non ho più idee. In questi casi, chiamare e basta non è sicuramente una decisione strategica: è come un compromesso tra passare e rilanciare senza però avere vantaggi particolari.
Chiamare una puntata deve essere come un’arma a tua disposizione. Gavin Smith e Erick Lindgren danno dei grandi insegnamenti al riguardo tra le altre cose Gavin ha scritto un articolo proprio su questo tema.
Da quell torneo in poi ho fatto molta più attenzione ai motivi per chiamare e basta una puntata. Se non vedo un vantaggio strategico, allora bisogna valutare altre opzioni.
Tratto da FullTiltPoker

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